Sovranità o subalternità? Il paradosso italiano dell’IA nella Difesa

Key Takeaways

Il ministro Crosetto ha approvato una strategia italiana sull’IA militare centrata su sovranità, autonomia e controllo umano.
Pochi mesi dopo, la NATO ha pienamente accreditato il sistema americano Maven Smart System di Palantir, creando una dipendenza diretta in contrasto con quei principi.
L’Europa manca così di alternative concrete e rischia di restare tecnologicamente subordinata agli Stati Uniti.

Il 16 gennaio 2026, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha approvato la strategia nazionale in materia di IA e difesa per l’Italia. Questo documento di 70 pagine illustra in modo esaustivo la dottrina adottata dall’apparato difensivo italiano in materia di IA, ponendo forte enfasi sulla sovranità e sul controllo umano. Ciononostante, sei mesi dopo la pubblicazione di questo documento, il comitato di accreditamento per la sicurezza della NATO ha concesso al Maven Smart System di Palantir l’autorizzazione completa per tutte le informazioni classificate e sensibili, sia per le missioni che per le esercitazioni. Ciò significa che, nonostante l’insistenza dell’Italia sulla sovranità in materia di difesa, la nazione è ora collegata alla rete di Palantir a livello transatlantico, in diretta contraddizione con l’approccio privilegiato delle nostre forze armate.

La strategia: cosa vuole Crosetto?

La strategia di Crosetto è ben redatta e molto chiara sui suoi obiettivi primari. Afferma esplicitamente che «è imperativo che la Difesa mantenga un insieme di capacità interne che garantiscano l’autonomia strategica, prevengano dipendenze critiche e consentano di essere resilienti e all’altezza delle sfide emergenti». Le sue disposizioni includono il mantenimento della sovranità italiana (o europea) sull’intero ciclo di vita dei modelli di IA e la creazione e il mantenimento di un’infrastruttura informatica proprietaria ad alte prestazioni per lo sviluppo e l’addestramento interni di nuovi modelli. La nuova strategia prevede inoltre la creazione di due nuovi organismi nazionali: l’Ufficio per l’IA, in carica di coordinare le politiche IA delle forze armate ed evitare conflitti interdipartimentali, e il Laboratorio di IA per la difesa, in carica di sperimentare e sviluppare nuovi agenti IA per l’esercito, la marina e l’aeronautica. La strategia di Crosetto si dimostra concreta in molti ambiti, come per esempio le normative che prevedono uno standard tecnico MOSA, il quale consente di fatto di realizzare nuove tecnologie sotto forma di moduli intercambiabili anziché sistemi chiusi e proprietari. Ciò significa anche che le startup possono concentrarsi su una nicchia, sapendo di poter semplicemente collegare il proprio prodotto al sistema più ampio senza doverne sviluppare uno proprio. Inoltre, le startup beneficiano anche delle norme sul doppio uso, che consentono loro di vendere all’esercito senza dover diventare appaltatori militari dedicati, lasciando loro così spazio nel settore commerciale. Tutte queste iniziative mirano a creare un’ampia base di produttori di sistemi di IA in Italia, anziché un mercato concentrato con solo una manciata di grandi operatori.

Il paradosso

La strategia mette molta importanza soprattutto sulle capacità italiane di performare le quattro funzioni essenziali dei suoi moduli IA, ovvero:

  • addestrare i modelli utilizzando dati reali/di campo
  • comprenderne e correggerne i pregiudizi
  • garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario
  • mantenere i sistemi operativi “anche in assenza di supporto esterno in contesti ad alto rischio”

Nonostante questi criteri, l’adozione del Maven Smart System contraddice pienamente tutti e quattro questi pilastri strategici. L’Italia vuole avere la possibilità di aggiornare e rieducare i propri modelli di IA utilizzando dati freschi e reali, compresi quelli raccolti sul campo durante le operazioni, in modo che i modelli continuino a migliorare e rimangano in linea con ciò che sta realmente accadendo, senza dover inviare tali dati a un’azienda esterna in un altro paese. Invece, il modello base di questo sistema, Claude di Anthropic integrato tramite l’AIP di Palantir, fino a pochissimo tempo fa era l’unico modello che la NATO e il Pentagono avessero collegato a questi sistemi classificati. Un rapporto del CSIS ha persino citato il sottosegretario alla Difesa per la Ricerca e l’Ingegneria, Emil Michael, il quale ha affermato:

«Noi (il Pentagono) eravamo vincolati a un unico fornitore, un unico fornitore di IA presso il Dipartimento della Guerra, e l’integrazione in sistemi classificati non consiste semplicemente nel caricare il proprio software su un cloud pubblico e farlo funzionare. Si tratta di sistemi sofisticati e protetti, la cui integrazione richiede un grande impegno, quindi non era come se potessi semplicemente attivare qualche altro modello con tanta facilità. Ma non ci affideremo mai più esclusivamente a un unico modello»

Ma questa promessa di risolvere il problema non si avvera, e anzi, peggiora con il litigio di Anthropic con il Department of War Americano. Visto che la compagnia americana si rifiuta di collaborare con il Pentagono per creare armi completamente autonome, il ministero della guerra decise di scambiare Claude per un altro modello. Tra i candidati ci furono OpenAI, xAI e modelli creati direttamente dal ministero. Ciò equivale tuttavia semplicemente a un rimescolamento degli agenti di IA di proprietà del settore privato americano, piuttosto che a una vera soluzione o a un passo verso alternative di proprietà dell’UE o della NATO. Pertanto, mentre Trump gioca a “sedie musicali” con gli operatori di IA nazionali per lo sviluppo di armi americane ad alta tecnologia, noi europei restiamo ancora senza alcun controllo sui modelli utilizzati in sistemi come l’MSS. Le decisioni e i dati di addestramento non solo sono conservati in un altro continente, ma sono anche di proprietà di aziende private. Questo si collega all’ambizione Italiana di poter studiare effettivamente come ragionano i propri sistemi di IA, dove commettono errori, dove presentano pregiudizi nascosti, e per risolvere direttamente tali problemi, anziché limitarsi a fidarsi delle rassicurazioni di un fornitore. la NATO non addestra né sviluppa i modelli sottostanti che alimentano l’MSS. La NATO può utilizzare il sistema, ma non possiede i pesi del modello (i parametri effettivamente addestrati che determinano il modo in cui l’IA “pensa”) né i dati di addestramento che li hanno plasmati. Ciò significa che la NATO, in sostanza, non può effettuare la verifica e la correzione dei pregiudizi che la dottrina italiana definisce una capacità imprescindibile perché è strutturalmente esclusa da quel livello di accesso.

Un altro problema e la dipendenza. L’Italia rivendica l’abilità di mantenere i sistemi operativi anche in assenza di supporto esterno. Per il MSS, che da giugno è autorizzato a operare all’interno della rete classificata della NATO pienamente integrato per ogni tipo di missione, questo non è il caso. La NATO ha solo sovranità sul luogo in cui il sistema opera, ma non sovranità sulla tecnologia stessa. Dipendiamo ancora dalla disponibilità e dal funzionamento di questa piattaforma al momento dell’uso. Nulla nell’accreditamento cambia il fatto che il sistema stesso provenga ancora da, e dipenda da, un fornitore americano esterno. Questo in effetti diventa un approfondimento proprio di quel tipo di dipendenza che la dottrina sostiene debba essere evitata.

L’ultimo problema, e probabilmente il più importante, e il controllo finale dell’umano su ogni decisione, necessario per garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario voluto da Crosetto. Il diritto internazionale detta che qualunque sia la raccomandazione dell’IA, è comunque un comandante umano ad essere legalmente e moralmente responsabile di ciò che accade. Invece, Il 28 febbraio 2026, giorno di inizio della guerra in Iran, un attacco statunitense ha distrutto la scuola elementare Shajareh Tayyebeh a Minab, in Iran. Il bilancio delle vittime riportato varia da circa 150 a oltre 175 persone, la grande maggioranza delle quali erano scolari di età compresa tra i 7 e i 12 anni.

Indagini indipendenti, come l’analisi delle immagini satellitari condotta da Amnesty International, funzionari delle Nazioni Unite e un servizio di Reuters, hanno concluso che gli Stati Uniti fossero probabilmente responsabili. Secondo le indagini preliminari condotte dal CENTCOM, informazioni di intelligence obsolete sono state inserite in un processo di selezione degli obiettivi accelerato dall’intelligenza artificiale, generando un elenco di obiettivi in circostanze che suggeriscono un controllo umano ridotto; il risultato è stato uno degli incidenti singoli più letali dell’intera guerra. Questa è la questione della responsabilità nella sua forma più estrema, ed e anche l’esempio più chiaro del motivo per cui la «responsabilità permanente della linea di comando», un altro criterio della strategia Crosetto, non può essere semplicemente affermata: il congresso americano ancora oggi si sta chiedendo se qualcuno sia effettivamente in grado di ricostruire, a posteriori, come quel bersaglio sia finito nella lista. Il sistema Maverick integra immagini satellitari, SIGINT, dati provenienti dai droni e segnalazioni umane in un unico quadro in tempo reale, riducendo il tempo che separa l’attivazione del sensore dal lancio del missile da ora a minuti. Infatti, nelle prime 24 ore della guerra in Iran del 2026, l’individuazione degli obiettivi assistita da MSS avrebbe consentito di colpire circa 1.000 obiettivi in un giorno, ovvero dieci volte il ritmo manuale precedente all’introduzione del sistema di Palantir. Con un volume così alto, è impossibile che ogni bersaglio sia stato verificato in modo adeguato da comandanti umani ogni volta. L’adozione di questo sistema quindi non solo crea dilemmi etici importanti, ma contraddice pure direttamente la dottrina Crosetto su un aspetto altrettanto importante è accettabile quanto il diritto internazionale e i diritti dell’uomo.

L’alternativa Europea?

In Europa, il tema IA fa discutere molto, includendo possibili applicazioni nell’ambito militare. Nonostante ciò, purtroppo, una vera alternativa Europea al MSS non solo non esiste, ma non viene preparata e nemmeno discussa. Per questo, la critica non e contro Crosetto e la sua strategia, ma contro l’establishment della difesa Europea, che è chiaramente consapevole del problema ma non riesce neanche a discutere possibili soluzioni o alternative. L’unico sistema IA che si avvicina ad un meccanismo alternativo e il progetto AI WASP, finanziato dal Fondo europeo per la difesa e guidato dalla compagnia finlandese Patria. Finlandia, Svezia, Estonia, Italia, Grecia e Spagna hanno già sottoscritto una lettera di intenti, e finanziamenti nazionali si aggiungono al contributo dell’UE. Il progetto mira a sviluppare capacità di sciamatura autonoma e di ISR/guerra elettronica per piattaforme con e senza equipaggio, anche in condizioni artiche. Tuttavia, ciò non sostituisce l’MSS, poiché non si tratta di un progetto di comando e controllo, bensì di un progetto di piattaforma. L’AI Wasp costituirebbe quindi esclusivamente un livello del sistema, che comunque si baserebbe sul sistema MSS come fondamento. Per lo più, l’AI Wasp riceve solo 45 milioni di euro di finanziamenti dell’UE , mentre MSS ha circa decine di migliaia utenti che copre l’intero settore della difesa e dell’intelligence degli Stati Uniti, accompagnato dal budget di 600 milioni di euro per ricerca e sviluppo di Palantir. L’Europa deve quindi agire più rapidamente. Ciò che conta ora non è più la dottrina, ma l’azione che può trasformare la teoria in pratica.

Questo problema non è soltanto italiano. I servizi segreti interni francesi, la DGSI, nel giugno 2026 hanno deciso di sostituire Palantir a favore del fornitore francese Chaps Vision, appunto per preoccupazioni su possibili “dipendenza strategica”. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha pure esplicitamente spiegato che la Francia “non può fare affidamento su strumenti sviluppati da potenze straniere”. Il BfV tedesco ha fatto la stessa decisione per gli stessi motivi. Ciò che questo dimostra, quindi, non è che le nazioni europee non siano consapevoli della grave mancanza di indipendenza strategica di cui soffriamo e che, di conseguenza, non agiscano affatto quando si tratta di sovranità. Ciò che dimostra è che noi europei ci accontentiamo di agire solo laddove la posta in gioco in termini politici e di reputazione è minima, come nel caso di un contratto di intelligence interno, e ci rifiutiamo di agire laddove la posta in gioco è massima, come nel caso del sistema di individuazione degli obiettivi a livello di alleanza, che dipende in larga misura da altre grandi potenze. Ciò è particolarmente grave poiché la grande potenza su cui facciamo affidamento, gli Stati Uniti, sta progressivamente riducendo il proprio impegno nei confronti dell’Europa e della sua difesa. È chiaro a tutti gli osservatori, quindi, che l’Europa deve rinunciare alle azioni simboliche, politicamente poco impegnative e comode, su cui ha fatto affidamento finora, e dovrebbe invece intraprendere un percorso di vera indipendenza e sovranità, a qualunque costo.

La soluzione?

L’Europa (e quindi l’Italia) ha due soluzioni possibili. La prima, sarebbe costruire una vera alternativa ai sistemi Palantir. Una vera e propria capacità europea di comando e controllo, finanziata e dimensionata in modo da competere effettivamente con la portata di Maven, non solo con progetti di capacità adiacenti come AI-Wasp. Quindi, l’Europa dovrebbe trovare la volontà politica di intraprendere questo percorso e dovrebbe iniziare a creare sistemi simili se non vuole rimanere indietro nella corsa delle grandi potenze all’intelligenza artificiale, la tecnologia che potrebbe ridefinire gli equilibri di potere e persino numerose pratiche della competizione geopolitica e della diplomazia così come le conosciamo. l’Europa deve scegliere tra impegnarsi a competere con la Cina e gli Stati Uniti, a qualsiasi costo, o diventare obsoleta e dipendente dagli americani, trasformandosi di fatto, a poco a poco, in loro burattini, dato che la presidenza Trump dimostra che Washington non ci vede piu come partner alla pari, ma ci considera piuttosto come subordinati.

Anche se questa sarebbe la soluzione migliore, questo è un problema che richiede decenni e decine di miliardi, non un problema risolvibile nel prossimo ciclo di bilancio. Ecco perché, nel frattempo, a partire da subito, l’Europa dovrebbe ridefinire i termini delle proprie dottrine. I concetti di “controllo umano” e “sovranità tecnologica” necessitano di definizioni oneste e più restrittive, accompagnate da specifici diritti di verifica, potere di interferenza e garanzie sul trattamento dei dati. L’Italia dovrebbe quindi almeno detenere effettivamente (avere accesso ai dati, ai parametri ecc.) i sistemi interni che non costruisce, anziché limitarsi a un linguaggio dottrinale che implica un autosufficienza che la base industriale non sostiene. Le azioni della Francia e Germania sono la prova diagnostica che l’Europa è in grado di agire sulle questioni di sovranità, e che per ragioni politiche semplicemente non ha ancora applicato quella stessa determinazione al sistema che conta di più. Solo con azioni concrete, la dottrina Crosetto dell’IA si può trasformare in una verità, dove la tecnologia all’avanguardia difende il nostro continente nel rispetto dei nostri valori

Nota: Le opinioni espresse negli articoli sono quelle dei rispettivi autori e potrebbero non rispecchiare le posizioni della Fondazione Machiavelli.

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