Soft power e interessi nazionali: la strategia italiana in Medio Oriente dopo il 7 ottobre

Il Medio Oriente pre-7 ottobre 2023 era già instabile, con rivalità regionali, primavere arabe, assertività iraniana, califfato ISIS e Accordi di Abramo che ridefinivano gli equilibri.

Dopo l’attacco di Hamas, Israele ha risposto massicciamente, coinvolgendo l’asse iraniano (Hezbollah, Houthi, milizie irachene), polarizzando e militarizzando la regione. Dopo il 7 ottobre gli USA rafforzano il fronte anti-Iran, gli arabi sunniti si coordinano con Israele e la sfera di influenza dell’Iran si erode.

In questo panorama L’Italia usa il suo soft power (cultura, diplomazia, missioni UNIFIL, Aspides, Prima Parthica) per influenzare senza coercizione, costruendo fiducia con arabi, Israele ma anche l’Iran. Roma adotta una linea equilibrata sulla Palestina: sostiene due Stati, ma un riconoscimento condizionato a riforme, sicurezza e multilateralismo ONU. Mantiene relazioni con Giordania, Egitto, paesi del Golfo, Iran per una de-escalation. L’Italia resiste alla tentazione di un riconoscimento unilaterale (come Francia o Spagna), preferendo gradualità e sostegno all’UNRWA/AP e si propone per la ricostruzione Gaza.

Grazie al rapporto personale fra la Meloni e Trump accelera ruolo italiano ma mette a rischio la sua reputazione.

SOMMARIO ESECUTIVO

– Il 7 ottobre 2023 ha ridisegnato gli equilibri mediorientali, intensificando la polarizzazione regionale, il ruolo degli Stati Uniti, il contenimento dell’Iran e il riallineamento delle potenze arabe, con nuove implicazioni strategiche per l’Europa e per l’Italia.

– Dopo il 7 ottobre, l’Italia ha intensificato l’uso del soft power diplomatico in Medio Oriente per gestire le conseguenze dell’escalation israelo-palestinese, cercando di preservare la stabilità regionale e proteggere i propri interessi strategici.

– Roma ha sfruttato strumenti multilaterali come ONU, UE e missioni di pace, consolidando il proprio ruolo nelle mediazioni e rafforzando la collaborazione con altri attori internazionali impegnati nella gestione della crisi.

– La diplomazia bilaterale è stata orientata al dialogo con Israele, l’Autorità Palestinese e le nazioni arabe, cercando di garantire un ruolo italiano come mediatore neutrale e affidabile, capace di facilitare il coordinamento degli aiuti e la ricostruzione post-conflitto.

– La postura di Roma nel voler resistere alle pressioni di alleati chiave come Francia, Regno Unito e Spagna per il riconoscimento di uno Stato palestinese ha inoltre evidenziato la “particolarità italiana” e la neutralità diplomatica rispetto a temi chiave in Medio Oriente e la questione israelo-palestinese.

– La strategia italiana affronta sfide significative, tra cui vincoli politici interni, necessità di coordinamento con UE e NATO, influenza limitata rispetto ad altre potenze, complessità dei rapporti bilaterali in contesti instabili.

CONDIVIDI:

Autore del Dossier

Contenuti correlati