L’immigrazione come forma di guerra ibrida

Polonia e Paesi baltici hanno applicato la nozione di "guerra ibrida" ai flussi migratori. Al di là di certa retorica secondo cui l'immigrazione è sempre benefica, quando i flussi sono troppo massicci e da Paesi culturalmente distanti espongono chi li riceve a crisi sociali ed economiche.

Polonia e Paesi baltici hanno applicato la nozione di “guerra ibrida” ai flussi migratori. Al di là di certa retorica secondo cui l’immigrazione è sempre benefica, quando i flussi sono troppo massicci e da Paesi culturalmente distanti espongono chi li riceve a crisi sociali ed economiche. Infatti, li stanno sfruttando sia i Paesi di partenza (per ottenere aiuti) sia quelli di transito (vedi Turchia). In un’ottica più storica, poi, i flussi migratori appaiono un equivalente pacifico della conquista bellica: nel nostro caso, la conquista, da parte dei giovani popoli africani e asiatici, delle terre abitate dai vecchi e  rinunciatari popoli europei.

Così Daniele Scalea, presidente del Centro Studi Machiavelli, al convegno Il punto sull’immigrazione clandestina. Situazione, criticità, soluzioni (Roma, Camera dei Deputati, 18 novembre 2021).

CONDIVIDI:

Articoli simili