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Impatto delle operazioni offensive sulla flotta navale iraniana
Le operazioni offensive condotte dagli Stati Uniti e da Israele hanno gravemente compromesso la flotta navale convenzionale iraniana, con l’affondamento di decine di imbarcazioni e la distruzione di diverse navi da combattimento principali. La Marina delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), tuttavia, mantiene capacità operative attraverso tattiche asimmetriche, inclusi droni, mine subacquee e imbarcazioni veloci come motoscafi e motovedette. Queste minacce persistenti, particolarmente dirette verso navi petroliere e gasiere, hanno di fatto interrotto il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz, rotta obbligata per l’ingresso e l’uscita dal Golfo Persico, attraverso cui transita circa il 20% delle forniture petrolifere mondiali.
Gli Stati Uniti e Israele hanno in gran parte neutralizzato la flotta navale convenzionale iraniana mediante una campagna di bombardamenti avviata il 28 febbraio. Sebbene la minaccia iraniana allo Stretto di Hormuz – una delle rotte marittime più critiche a livello globale – sia diminuita, essa non è stata eliminata. L’Iran ha di fatto imposto la chiusura del canale, impiegando tattiche di guerra asimmetrica per ostacolare il transito del 20% delle forniture petrolifere mondiali. Oltre alla marina convenzionale, l’IRGC – designato come organizzazione terroristica da vari paesi, inclusa l’Italia – dispone di unità navali proprie che continuano a interferire con le navi mercantili nel Golfo Persico.
“Sebbene la Marina iraniana sia in gran parte inefficace in termini di combattimento convenzionale a questo stadio, la componente navale dell’IRGC mantiene la capacità di molestare le navi mercantili”, ha osservato Sascha Bruchmann, analista di affari militari e sicurezza presso l’International Institute for Strategic Studies di Londra, “questo mantiene viva la percezione di un rischio che la maggior parte delle compagnie di navigazione e degli assicuratori civili ritengono inaccettabile”.
Dettagli sulle perdite navali iraniane
Gli Stati Uniti hanno reso inefficace la marina convenzionale iraniana a partire dal 28 febbraio. L’11 marzo, le forze armate statunitensi hanno dichiarato di aver affondato 60 navi iraniane. Immagini satellitari e filmati militari diffusi pubblicamente indicano che la maggior parte della flotta navale iraniana è stata danneggiata o distrutta. Tra le unità non più operative figurano le due navi da guerra di classe Mowj, la fregata Sabalan di classe Alvand e la nave di supporto avanzato Makran, che fornivano a Teheran una limitata capacità di proiezione di potenza a lungo raggio. Analoga sorte è toccata a decine di motovedette d’attacco rapido, che costituivano la spina dorsale della strategia navale asimmetrica dell’IRGC nel Golfo Persico.
Il 4 marzo, un sottomarino statunitense ha silurato la nave da guerra iraniana IRIS Dena nell’Oceano Indiano, vicino allo Sri Lanka, mentre rientrava da esercitazioni multinazionali. Si tratta del primo affondamento confermato di una nave da guerra di superficie da parte di un sottomarino in contesto bellico dal 1982, quando la Gran Bretagna affondò l’incrociatore argentino General Belgrano durante la guerra delle Falkland, a testimonianza della portata e della determinazione della campagna statunitense.
Queste perdite non hanno eliminato la minaccia iraniana alla navigazione nel Golfo Persico. L’11 marzo, proiettili iraniani hanno colpito la petroliera civile Mayuree Naree, battente bandiera thailandese, durante un tentativo di transito nello stretto. Le immagini del salvataggio dell’equipaggio mostravano danni appena sopra la linea di galleggiamento vicino alla poppa, firma tipica di droni di superficie carichi di esplosivo che colpiscono a livello della linea di galleggiamento.
Evoluzione della dottrina navale iraniana
L’Iran ha modificato la propria dottrina navale in seguito all’affondamento di circa metà della sua flotta convenzionale da parte della Marina statunitense in un solo giorno, nell’aprile 1988. Tale azione fu una rappresaglia per un attacco precedente a una nave da guerra statunitense. Già allora emerse chiaramente che una guerra navale simmetrica contro una superpotenza rappresentava una strategia inefficace. Ne seguì un decennale spostamento verso strumenti asimmetrici, quali motovedette d’attacco rapido, missili antinave basati a terra, mine navali, minisommergibili e, più recentemente, veicoli di superficie senza equipaggio (USV) configurati come ordigni galleggianti.
L’Iran ha istituzionalizzato questa suddivisione in due componenti navali distinte: una simmetrica e una asimmetrica. La Marina iraniana, parte delle forze armate regolari, ha mantenuto una flotta convenzionale per scopi di prestigio e dispiegamenti occasionali a lungo raggio. Lo strumento offensivo principale è però rappresentato dalle unità navali dell’IRGC, progettate per operazioni di disturbo e interdizione nelle acque poco profonde e ricche di isole del Golfo Persico, dove la geografia riduce le distanze e neutralizza in parte i vantaggi di una forza convenzionale statunitense. Nel corso degli anni, la componente navale dell’IRGC ha diffuso filmati di depositi sotterranei contenenti motovedette d’attacco rapido, alcune presumibilmente configurate come veicoli di superficie marina senza equipaggio o imbarcazioni suicide. Si tratta di tattiche simili a quelle impiegate dall’Ucraina contro la Flotta russa del Mar Nero, sebbene gli analisti ritengano le varianti iraniane tecnicamente meno sofisticate. “Dubito che possano infliggere alle navi da guerra statunitensi lo stesso tipo di danni che l’Ucraina ha inflitto alle navi russe”, ha commentato Bruchmann, aggiungendo che un obiettivo più plausibile è il trasporto marittimo civile che alimenta i mercati petroliferi globali.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato il 10 marzo di aver affondato 16 navi iraniane posamine. Tuttavia, Mohammad Farsi, ex ufficiale della marina iraniana, ha osservato che focalizzarsi sulle mine non coglie l’essenza della minaccia. “Qualsiasi imbarcazione può farlo, persino i motoscafi dell’IRGC attualmente presenti nel Golfo Persico”, ha affermato, “a mio parere, da ufficiale di marina, non c’è bisogno che l’Iran piazzi mine all’imboccatura del Golfo Persico in questo momento. Il motivo per cui le navi non transitano è che le compagnie sanno che la probabilità di essere colpite è estremamente alta”. Ha indicato le capacità dei droni iraniani nei pressi delle isole di Qeshm, Hengam e Larak, situate in prossimità delle principali rotte marittime, come la minaccia più immediata.
Conseguenze economiche e strategiche
Quanto esposto spiega l’aumento dei prezzi degli idrocarburi, inclusi gli effetti speculativi degli operatori di mercato, nonché la decisione statunitense di minacciare di colpire l’isola di Kharg, punto nevralgico per l’Iran. Su un’area di 90 km², Kharg concentra il 90% della capacità esportativa di idrocarburi del paese. Se distrutta – attualmente colpita solo a scopo dimostrativo in aree logistiche non essenziali, come l’aeroporto – l’Iran vedrebbe annullata la sua capacità di esportazione, con ripercussioni anche sulla Cina, che riceve gran parte del proprio petrolio attraverso questa via.
Gli Stati Uniti hanno indicato che, in caso di riapertura e stabilizzazione dello Stretto di Hormuz, non colpiranno i terminali petroliferi di Kharg. Si tratta di una dinamica negoziale in cui l’unica certezza è l’attuale interruzione del transito nello stretto, con crescenti preoccupazioni da parte della Cina.
Gli iraniani hanno dichiarato che, in caso di attacchi alle aree di pompaggio di Kharg, risponderebbero colpendo installazioni analoghe nei paesi arabi del Golfo. Rimane tuttavia incerto il livello delle capacità residue iraniane. Lo Stretto di Hormuz consente il passaggio sicuro di una sola nave per direzione in tempo di pace; un eventuale affondamento di una petroliera o gasiera nel punto più stretto, a causa di mine o attacchi di superficie, causerebbe un blocco prolungato e di difficile risoluzione.
Analogamente, un’occupazione statunitense della sponda iraniana dello stretto (l’opposta è omanita) con truppe di terra, come i Marines, non risolverebbe il problema, poiché l’IRGC potrebbe continuare a colpire il naviglio in transito dall’entroterra iraniano mediante droni – opzione più probabile – o missili a media o breve gittata. L’Iran, esteso oltre cinque volte l’Italia, non è stato raggiunto dalle azioni statunitensi e israeliane nelle regioni orientali, prevalentemente rurali, e potrebbe conservare capacità offensive non ancora manifestate.
Prospettive per una risoluzione del conflitto
Ci si interroga ora su possibili soluzioni razionali al conflitto. Un accordo tra le parti non appare al momento fattibile, dato che l’amministrazione statunitense insiste su una resa incondizionata iraniana. Allo stesso tempo, una rivoluzione interna sembra improbabile, considerando che la defunta Guida Suprema (Khamenei padre) aveva ordinato l’eliminazione fisica degli oppositori.
L’IRGC ha eliminato migliaia di giovani dissidenti, inclusi alcuni assassinati negli ospedali dove erano ricoverati per ferite. Questo ha disperso il nucleo della protesta, rendendo improbabile una ricomposizione rapida. La situazione è in evoluzione, e ogni giorno una tregua con accordo diplomatico appare sempre più come la soluzione razionale, sebbene complessa per l’assenza di un mediatore credibile (escludendo Russia, Turchia e Cina).